L’identità digitale in Europa sta per cambiare passo, e per chi fa impresa non si tratta solo di adeguarsi a una norma, ma di anticipare un’opportunità strategica.
Con l’entrata in vigore di eIDAS 2 (Regolamento UE 2024/1183), entro il 26 novembre 2026 ogni Stato membro metterà a disposizione dei cittadini l’EUDI Wallet. Se per gli utenti l'utilizzo sarà facoltativo, per il mondo aziendale il cambio di paradigma è sostanziale.
A differenza della prima versione del regolamento — confinata quasi solo alla PA — eIDAS 2 estende l'obbligo di riconoscimento dell'EUDI Wallet anche al settore privato: banche, TLC e grandi piattaforme digitali saranno tenute ad accettarlo.
Cosa cambia concretamente per il business?
Oggi fare affari all'estero è ancora pieno di burocrazia, ma l'EUDI Wallet cambia le regole del gioco: ad es. se devi aprire un conto aziendale fuori dall'Italia o accreditarti presso un cliente europeo, non servirà più spedire carte o fare traduzioni giurate. L'app certifica chi sei e valida i tuoi documenti in modo istantaneo e con pieno valore legale in tutta l'UE.
Parallelamente, il principio di condivisione selettiva dei dati permetterà alle aziende di gestire i processi di onboarding ed KYC con la massima conformità al GDPR, verificando solo i dati strettamente necessari (come la maggiore età o un titolo abilitativo) senza archiviare informazioni ridondanti.
In vista delle specifiche tecniche conclusive della Commissione Europea, la domanda per gli imprenditori non è se adottare questi standard, ma come integrarli tempestivamente nei propri processi di autenticazione e contrattualizzazione per trasformare la compliance in un vantaggio competitivo.